Why is Africa addictive?

“I never knew of a morning in Africa when I woke up that I was not happy.”

Ernest Hemingway

The bush is a quiet place, where the rhythms of life are dictated by the sunrise and the sunset. What is it that keeps us returning time and time again?

The origins

Africa is vast, and diversity is breathtaking. Although we all have different preferences when it comes to spending time in the bush, it all goes down to where it all started. Africa is the origin of the human-kind, and the call to the roots connects us all individually.

Finding yourself

We live in the age of connectivity, and the strength of the wifi is so important. In the bush, after a few days of “internal struggle” and a sense of guilt for not being full-time connected, you will soon realize the pleasure of connecting with you, with your inside, and discover what really counts for you. Waiting for the sunset while drinking a glass of wine. Stay with your family or best friends, in the silence of the bush. An evening spent by the fire under the stars of the Kalahari, sharing with the significant other the highlights of the day, is invaluable. These are unique experiences, not to be missed. It is these moments that we long to return for.

Diversity

Each day in the bush is different. Each game drive offers unexpected experiences. Each corner displays a diverse landscape. Each village you will visit will give you an amazing cultural experience. Ultimately, each day is a learning experience. You will feel the need to go back there again. When you travel in the bush, no one knows your name or who you are, your net worth, or how famous you are. Your personal values count much more than any material possessions, and the natural willingness to connect with different cultures will prevail.

Feed your mind

The pace of today’s life is often overwhelming, and stress is high. Career, financial obligations, need to give our family the best we can and to live up to the expectations of those around us add a lot of pressure to our daily life. Life in the bush gives us a chance to relax, to detach from the routine, to appreciate the beauties of nature, and ultimately, reconnect and feed your mind with positive thoughts. The natural environment is an inspiring teacher if we are humble enough to listen, and we take the time to engage with.

At v-adventures, we believe these are the reasons why we have the feeling like you are always planning for the next trip to Africa. Do you agree? Please feel free to share your thoughts.

3 Replies to “Why is Africa addictive?”

  1. EX AFRICA SEMPER ALIQUID NOVI
    (In giro per l’Africa con 4×4 ed Air Camping)
    di Alberto Angelici

    1 Giugno 1972. 
    3 universitari un po’ matti partono in  Land Rover 88 ex British Army e Campagnola AR 59 ex-Enel, con rimorchietto ex-US Army munito di coperchio auto-costruito. 
    Insomma,    tutta roba ex…qualcosa.

    All’interno dell’appendice, una 15ina di taniche in plastica robusta, usate all’epoca nelle case che riscaldavano con stufe a cherosene, 10 taniche    per acqua,      3 gomme di scorta 
    (tutte le ruote sono7,50×16),    ricambi, attrezzi e masserizie varie.   
    Niente aria condizionata,    ovvio,      e neppure cellulari, tablets o GPS. 
    Soltanto alcune carte della Michelin e un pacco di    mappe dell’Armée de terre Francaise più alcune indispensabili bussole.
    Soprattutto, viaggia assieme a noi un’inarrestabile voglia di vedere, scoprire, conoscere, capire, imparare e … migliorare (ma questa ultima cosa l’avremmo compresa solo negli anni a seguire).
    Una voglia che non ci verrà   mai meno. 
    Neppure quando l’acciaio dell’orologio diventa   bollente al punto di doverlo togliere.
    Neppure quando i jeans, i “capi tecnici” non sono ancora stati inventati, indossati fradici d’acqua si seccano in pochi minuti come stoccafissi.

    Per cucinare, un Primus in ottone e un Coleman americano,    entrambi a petrolio, uno trovato in cantina, l’altro comperato usato.   
    Una pentola, un tegame e una grande padello completano l’equipaggiamento di cambusa, assieme a qualche posata fregata in casa e ai bicchieri militari di latta, oltre all’immancabile Bialetti da sei.

    Io, però, dal momento dello sbarco in Marocco mi immedesimerò tanto nel ruolo di “esploratore europeo” (sì, ridete…ridete) da comperarmi un pentolino e per tutto il tour la mia giornata inizierà con una tazza di tè. 

    Per oltre tre mesi    percorriamo piste fra Marocco,    Mauritania, Mali e una fettina di Senegal, addentrandoci anche su percorsi poco battuti. 
    Tanto che risulterà inevitabile perdersi un paio di volte. 
    Lì farà la differenza la ricca scorta di carburante e acqua. 

    Per dormire,    due air camping e una grande tenda canadese Moretti (non quella della BIRRA) in tela    verde di cotone.  Pesante ma comoda perché dentro ci puoi anche stare in piedi. In realtà non la useremo mai.

    Tre mesi indimenticabili durante i quali  abbiamo tutto il tempo di innamorarci    cotti dell’Africa, nonostante qualche imprevisto fra cui una tempesta di sabbia che durerà sessanta ore (!) che trascorremmo chiusi in macchina, occhiali da moto sugli occhi e kefiah bagnata attorno alla testa. 
    Mangiando sabbia, bevendo sabbia, respirando sabbia e dormendo accucciati sui sedili.
    Quando tutto finisce, ci sembra d’uscire dalla centrifuga di una lavatrice. 
    All’esterno il mondo è cambiato, la pista sparita e una fiancata della Campagnola ha perduto la vernice e la lamiera scintilla al sole. 
    In quell’occasione, Daniele rivela un’insospettabile, ricco vocabolario di termini molto coloriti e originali.

    In seguito    ci sono tornato altre volte,    in Africa, sia nel nord che all’estremo sud. 
    L’ultima è stata nell’ottobre del 2018 con Zingara, Range Classic del ‘90 e sovrastante Maggiolina,    festeggiando i quasi 50 anni del mio amore per un continente unico. 
    Per    un deserto, che ami e insieme detesti. 
    Perché non puoi soltanto amare un luogo dove di giorno hai anche +50 e la sera precipiti quasi allo zero. 
    Un luogo che ti ammalia per i suoi colori unici, per l’aria che pare scarnificata tanto è asciutta.
    Un luogo che tuttavia nasconde vipere letali e scorpioni lunghi un palmo. 
    Un luogo intrigante e unico, grande quanto l’Europa che ti può uccidere, se non fai attenzione, se abbassi la guardia.
    Ma che comunque ami. 
    È amore per la sua gente che sembra esser sempre stata lì fin dalla notte dei tempi.
    Gente di solito meravigliosa, per il suo modo di essere. 
    Anche quando è un po’ furbetta. 
    Anche quando a volte si mostra infastidita ( e la capisco) dalla presenza di europei che, secondo loro,    probabilmente dovrebbero restarsene a    casa.                                       

    Che lo si voglia o no, l’Africa ti entra nelle vene e non importa se ci sei stato una dozzina o più di volte. 
    Perché … Ex Africa semper aliquid novi, scriveva Livio il Vecchio, in Africa trovi sempre qualcosa di nuovo. 

  2. Italy has a great tradition of explorers and overlanders, still today.
    Thank you, Alberto, for sharing your remarkable memory.

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